27 febbraio 2008

Il potere di LOMBARDO

Corriere della Sera
26 febbraio 2008
di ALFIO SCIACCA

Sicilia Raddoppiati gli addetti della Provincia con una «controllata»
Il potere di Lombardo: in tre anni 500 assunti
Dal porto alle Asl, Catania serbatoio di voti

CATANIA - Una delle creature di Raffaele Lombardo cresciute più in fretta si chiama «Pubbliservizi», società di servizi il cui principale committente è proprio la provincia di Catania. Nata nel 2005 si è fatta grande in poco tempo: ha 500 dipendenti e costa al bilancio provinciale 15 milioni di euro.
Dentro c' è un esercito di guardiani, giardinieri, custodi e addetti alle pulizie: molti sono ex lavoratori di cooperative transitate sotto l' ombrello della provincia, altri sono stati assunti per chiamata diretta. Un modo semplice per assumere a tempo indeterminato personale che si considera a tutti gli effetti dipendente della provincia senza dover espletare concorsi e osservare blocchi alle assunzioni. Andando avanti così quella che molti chiamano «la provincia due» si avvia a contendere il primato di dipendenti alla «provincia uno» con i suoi 760 assunti. E Lombardo qualche settimana fa ha pure bandito i concorsi per assumere altro personale.
La «Pubbliservizi» è solo un tassello del sistema su cui l' erede di Cuffaro ha costruito la sua forza elettorale. Per il resto è una corsa continua ad occupare posti di comando da trasformare in moltiplicatori di consensi. Raffaele, come lo chiamano tutti, entra ovunque ci sia da spartire incarichi buoni per controllare «clienti» e posti di lavoro. A Catania è ormai l' asso pigliatutto. All'aeroporto la «Sac Service» è guidata dal fido Orazio D' Antoni. L' autorità portuale ufficialmente è guidata da un uomo di An, Santo Castiglione, che risponde più a lui che al suo partito. Nulla sfugge al controllo di Lombardo: dalle municipalizzate alle nomine nei due principali enti culturali, Stabile e Bellini, fino alle presidenze delle neonate società di raccolta dei rifiuti. Con l' «Ato Ambiente» e «Ato Ionica», per esempio, ha accontentato Mimmo Calvagno e Mario Zappia, transitati all' Mpa dalla Margherita. Ma se c' è un settore in cui Raffaele si segnala è la sanità. Il direttore dell' Asl è un amico della prima ora, Antonio Scavone, mentre le quattro aziende ospedaliere cittadine le ha dovute dividere con l' azzurro Pino Firrarello. Così a Catania i primari devono avere il placet di Lombardo o Firrarello. E tutti, compresi esponenti del centrosinistra, non sanno resistere al fascino del potere di Lombardo. Più che ai tempi del viceré andreottiano Nino Drago. Ne sa qualcosa il presidente degli industriali Fabio Scaccia che, forte dell' indicazione del ministro Bianchi, pensava di essere già il nuovo presidente dell' autorità portuale. Fino a quando (lo ha raccontato in un' assemblea) non gli è stato consigliato: «Lascia stare Bianchi. Ci parlasti cu Raffaele?». Persino il tanto bastonato Scapagnini è stato nell'ultimo periodo un sindaco commissariato. Basti dire che Catania è l' unica città d' Italia dove il capo del personale, il ragioniere generale e l' ingegnere capo lavorano sia alla provincia che al comune. E nel suo esercito Lombardo ha arruolato di tutto: ex missini, ex verdi, ex comunisti. L' importante è che portino voti. Con Raffaele si lavora secondo uno schema che ricorda i sistemi di vendita multilevel (per capirci quelli delle pentole o delle scope elettriche). Diventi capo area se fai un fatturato cento, vieni promosso capo-zona se lo porti a mille. E così via in una continua corsa al rialzo sotto le bandiere dell' autonomia.

13 febbraio 2008

In Sicilia...


In Sicilia... aspettando la Rivoluzione...
ci tocca tornare alle urne con pochissimo entusiasmo, senza alcuna speranza di successo, con la solita consapevolezza che nulla cambierà. Ancora troppo gattopardesco lo spirito siciliano, per cui basta un Micciché o un Lombardo a dare una immagine di cambiamento e superamento del cuffarismo/favoreggiamentismo al singol mafioso (attenzione: dunque, non mafia! non Associazione Mafia Spa, prima azienda d'Italia! è differente! ...?... o almeno così ci dicono!).
Per tutto ciò (e per molto altro ancora) chiediamo che sia ancora Rita (Borsellino) la nostra candidata: una donna di sinistra, che non sarà "Comunista" o "Rivoluzionaria" nell'accezione più alta a cui si possa pensare con questi termini ma che rappresenta (o meglio rappresenterebbe concretamente se le fosse data la possibilità di farlo) un non astratto, vero, inizio di "Rivoluzione" per la Sicilia.
Non un'icona dal pesante e impressionante cognome da portare in processione per le strade, ma una donna-carovana perennemente in giro per la Sicilia capace di ascoltare la società civile, i problemi, le speranze e la voglia di lasciarsi alle spalle i gattopardi... per cambiare tutto perché tutto cambi davvero stavolta.
Non un nome, non un leader in stile modello americano, non una moda "candidiamo una donna" (Anna o Rita, tanto una vale l'altra, basta che abbiano un volto rassicurante; che importa se una è espressione di un partito "democratico" - "ma non troppo" perché ciò che conta è il bipolarismo - e l'altra espressione invece di un più ampio programma partecipativo di sinistra), bensì un programma concreto di alternativa per un'altra storia possibile, per un'altra Sicilia:
- in cui il diritto costituzionalmente garantito al lavoro venga finalmente riconosciuto come tale (diritto, appunto, non favore);
- in cui i giovani possano restare e costruirsi il futuro;
- in cui lavoro nero e morti sul lavoro non siano più regola a cui rassegnarsi;
- in cui la sanità non sia più "la mafia è bianca";
- in cui la ricchezza del patrimonio naturale, paesaggistico, artistico, venga valorizzato (e non più martoriato) a vantaggio di tutti (impedendo, quindi, le private speculazioni).